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Quando il futuro era un sogno: le auto del domani nelle riviste del Touring Club Italiano
da Le Vie d‘Italia, gennaio 1964:
«L’automobile assomiglia sempre più a un elettrodomestico luccicante, efficiente, del quale basta premerne un bottone per ricavarne, passivamente, il servizio». Era il 1964, Jean Cocteau, con la capacità visionaria dei poeti, immaginava il completo automatismo dei veicoli “che avrebbero permesso di sgranchirsi le gambe a chi guidava”. Macchine dalle linee futuriste, simili a quelle dei film dei supereroi americani che si possono vedere nella nuova gallery dedicata alle “automobili del futuro“.
Non si era ancora vissuto lo shock petrolifero, arriverà nell’ottobre 1973, ma già si pensava a come trovare altre fonti di alimentazioni per le vetture del futuro. L’idea presentata al Salone di Francoforte del 1964 – racconta l’inviato di Le Vie d’Italia nel suo lungo pezzo L’automobile di domani che si può leggere qui (pag. 76-84) – era il “motore rotativo Wankel”, che utilizzava al posto della benzina il cherosene, ma non toglieva il problema della dipendenza dal petrolio, “anche se – scriveva Ivo Alessiani – all’occorrenza si potrebbero usare anche whisky o acqua di colonia”. Non ebbe fortuna. Meglio è andata alla “cella a carburante”, un tipo particolare di batteria elettrica che avrebbe reso “le auto silenziose e non inquinanti”. Ci sono voluti 60 anni, ma quel futuro adesso è qui.
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C’è un prima e un dopo nella storia recente dello Stretto di Messina. E non è il ponte, non ancora almeno. È il devastante terremoto di Messina, del 28 dicembre 1908, che ha causato circa 80mila morti e ha cambiato il volto della città, lasciando in piedi poche case e quasi nessun monumento.
