Dove si impara? A scuola, ma anche all’aperto, nei laboratori, nei luoghi del lavoro e dentro la comunità. Uno sguardo tra spazi ed esperienze diverse, per scoprire i molti modi in cui l’istruzione incontra la vita quotidiana.

Le piazze raccontano la città meglio di qualsiasi guida. Dalle scenografie rinascimentali progettate come spazi unitari agli interventi novecenteschi pensati per la vita moderna, un viaggio visivo tra luoghi che non si limitano a essere osservati, ma continuano a funzionare.

«La piazza è il luogo dove la città prende coscienza di sé».
Il pensiero di Aldo Rossi, formulato in L’architettura della città (1966), riassume con precisione il ruolo delle piazze nella costruzione urbana: non semplici vuoti tra edifici, ma luoghi in cui la memoria collettiva si organizza e diventa forma visibile.
Questo itinerario visivo attraversa le città lombarde. Tra Medioevo e Rinascimento, con la crescita dei comuni e il consolidarsi del governo cittadino, le piazze diventano il centro della vita civile: sedi di mercato, giustizia, celebrazione religiosa e rappresentazione politica. La loro forma non è casuale, ma il risultato di interventi successivi, spesso guidati da architetti, ingegneri e maestranze locali che hanno costruito uno spazio urbano coerente e riconoscibile.
Le fotografie selezionate restituiscono queste piazze nel loro uso quotidiano: attraversate, abitate, talvolta silenziose. Non immagini monumentali isolate, ma luoghi reali, dove l’architettura continua dove l’architettura continua a organizzare movimenti, soste e relazioni.
Il centro che si costruisce. Milano e Mantova tra rappresentazione e trasformazione
La piazza è innanzitutto costruzione consapevole dello spazio urbano. A Milano, tra Ottocento e primo Novecento, la trasformazione del centro ridefinisce il sistema delle piazze: Piazza della Scala si configura come spazio della rappresentazione borghese legato al teatro, mentre Piazza Cordusio diventa nodo finanziario e commerciale, ridisegnato dopo l’Unità con edifici bancari monumentali.
Piazza Duomo, invece, è il risultato di un lungo processo che culmina tra XIX e XX secolo, quando l’apertura degli spazi e la costruzione della Galleria Vittorio Emanuele II (Giuseppe Mengoni, 1865–77) stabiliscono un nuovo rapporto tra architettura e flusso urbano.
A Mantova, Piazza Sordello conserva una struttura più antica, definita tra XIII e XV secolo come spazio del potere dei Gonzaga. Qui la piazza non è simmetrica né chiusa, ma costruita per addizione: palazzi, torri e chiese compongono un sistema stratificato.
Milano mostra il cambiamento in atto; Mantova conserva il tempo accumulato.
La misura rinascimentale. Vigevano e Sabbioneta: la piazza come progetto
Se Milano e Mantova mostrano trasformazioni progressive, Vigevano e Sabbioneta rappresentano invece la piazza come progetto unitario.
Piazza Ducale a Vigevano è realizzata alla fine del Quattrocento per volontà di Ludovico il Moro, probabilmente su progetto di Donato Bramante. Lo spazio è regolare, proporzionato, definito da portici continui che costruiscono una scenografia uniforme. La piazza diventa così un sistema urbano controllato, pensato per la corte.
A Sabbioneta, città ideale fondata da Vespasiano Gonzaga nel XVI secolo, la Galleria degli Antichi e gli spazi pubblici riflettono una visione ancora più teorica: la città è progettata come sistema coerente, dove ogni elemento ha una funzione precisa.
Spazi ordinati, dove la continuità architettonica guida lo sguardo.
Il governo cittadino. Cremona, Brescia, Como: la piazza come sistema civico
Nelle città comunali, la piazza è il luogo dove si concentrano le istituzioni. A Cremona, Piazza del Comune riunisce Duomo, Battistero e palazzo comunale in un sistema compatto, costruito tra XII e XIII secolo e poi aggiornato nei secoli successivi.
A Brescia, Piazza della Loggia (progettata nel Quattrocento, con contributi di Gasparo Cairano) rappresenta uno dei migliori esempi di piazza rinascimentale lombarda, affiancata dal sistema più articolato di Piazza Duomo, dove convivono edifici di epoche diverse.
A Como, il rapporto tra Duomo, Broletto e torre civica mostra una struttura simile: la piazza come luogo di equilibrio tra potere religioso e governo cittadino.
Edifici diversi, ma organizzati in uno spazio unitario.
Stratificazioni urbane. Bergamo, Mantova, Pavia: la città come costruzione nel tempo
Alcune piazze lombarde mostrano con evidenza la stratificazione storica. A Bergamo Alta, Piazza Vecchia è definita nel Quattrocento con il Palazzo della Ragione e la Torre Civica, ma il suo equilibrio deriva da una lunga serie di interventi successivi.
È qui che Le Corbusier, nel 1911, annota nel suo viaggio in Italia: «Questa piazza è forse la più bella d’Europa». Non per monumentalità, ma per proporzione e relazione tra edifici.
A Mantova, Piazza delle Erbe conserva una struttura medievale legata al mercato, mentre a Pavia la presenza della statua del Regisole (ricostruita nel 1937 da Francesco Messina) introduce un elemento simbolico moderno in uno spazio antico.
Nessuna piazza è “ferma”, tutte sono il risultato di aggiunte e trasformazioni.
La città contemporanea. Centri cittadini in continuità e trasformazione
Nel Novecento, la piazza continua a essere uno spazio centrale, ma cambia linguaggio. A Varese, Piazza Monte Grappa è progettata da Marcello Piacentini negli anni Trenta come spazio moderno, aperto e funzionale, legato alla viabilità e al commercio.
A Bergamo, Piazza della Libertà rappresenta l’espansione della città bassa, con edifici del periodo fascista che introducono una nuova monumentalità.
A Brescia, Piazza della Vittoria (ancora Piacentini, 1927–32) è uno degli esempi più chiari di piazza novecentesca: geometrica, ordinata, costruita per rappresentare una nuova idea di città.
Queste piazze non interrompono la tradizione, ma la reinterpretano.
Guardate insieme, queste piazze raccontano una continuità: dal Medioevo al Novecento, lo spazio pubblico resta il luogo dove la città si rappresenta e si riconosce. Non piazze isolate, ma spazi vissuti, attraversati, trasformati. È qui che l’architettura diventa esperienza quotidiana, senza smettere di essere forma storica.
Dove si impara? A scuola, ma anche all’aperto, nei laboratori, nei luoghi del lavoro e dentro la comunità. Uno sguardo tra spazi ed esperienze diverse, per scoprire i molti modi in cui l’istruzione incontra la vita quotidiana.

La vacanza nasce molto prima del turismo di massa. È il risultato di un lento cambiamento dello sguardo, che trasforma montagne, coste, città e campagne in paesaggi da conoscere, attraversare e ricordare, intrecciando immagini, viaggio e memoria nella costruzione dell’Italia moderna.

Viaggiare non significa soltanto raggiungere una meta. Nella storia del Touring Club Italiano, la gita, l’escursione e il turismo scolastico rappresentano tre modi di costruire un rapporto con i luoghi fondato sull’esperienza diretta. Tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento, fotografie e riviste raccontano l’affermarsi di una pratica che intreccia osservazione, formazione e partecipazione, contribuendo a definire l’idea di viaggio.

Il mare, nel corso del Novecento, è passato da limite geografico a fulcro della vita sociale italiana. Questo itinerario ripercorre tale trasformazione attraverso l’archivio fotografico del Touring Club Italiano: un’indagine sulla nascita di una pratica quotidiana, osservata nel lento passaggio dall’ordine aristocratico alla dimensione collettiva, fino alla normalizzazione dello sguardo balneare.
