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Ottobre e il paesaggio di San Francesco

dalla Rivista Mensile, ottobre 1912:

C’è un particolare rispondenza tra luoghi e persone, come se la terra in cui si nasce influisse sui destini, forgiandone lo spirito e il carattere. Ne era certo Silio Carpani, giornalista che sulla Rivista Mensile del Touring dell’ottobre 1912 (disponibile a questo link, pagine 528-532) dedica a San Francesco d’Assisi e l’Umbria francescana un articolo ricco di trasporto e infuso della retorica pomposa dell’epoca. La tesi sottesa al testo è «che l’individualità tipica e potente dell’Asceta non si può pensare avulsa dai luoghi donde la espresse, che la circondarono e che dovettero senza dubbio maturarla e compirla».

«Tutto in quella Regione ci parla del Santo: i monumenti, le spelonche, l’indole e l’attitudine abituale degli indigeni e soprattutto il paesaggio». Allora se San Francesco ha fatto quel che ha fatto è anche perché – scrive Carpani – è cresciuto tra «paesaggi che hanno una solennità religiosa resa però accessibile da una grazia malinconica o sorridente: monti e vallate la cui imponenza non esclude la società degli uomini, templi erti sulle vette a conversare con l’infinito mediante il linguaggio della preghiera». Dunque «nel bel mese d’ottobre in cui la dolce terra d’Umbria par quasi approssimarsi maggiormente alla propria anima con una più soave tenerezza d’azzurri, con una più fusa austerità di verde (…) il popolo della piaga svolge un rito festoso e solenne di poesia: la celebrazione del Poverello d’Assisi». Motivo per cui, esorta Carpani, «visitate l’Umbria, lettori miei. Essa è un altare dove lo spirito di San Francesco aleggia onnipresente».

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