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Giro d’Italia in poltrona

Migliaia di articoli di turismo, viaggi, arte, cinema, sport, ambiente e molto altro: le riviste storiche del TCI da sfogliare online, pagina per pagina

La Rivista Mensile: dal 1895 al 1920 l’house-organ del TCI
Nel 1895 è un vero e proprio house organ che aggiorna i soci dei progressi del TCI. Poche pagine, dedicate principalmente agli aggiornamenti sulle attività messe in campo a ritmo sostenuto dall’associazione fin dalla sua fondazione, elenco di soci ammessi e soci candidati – ebbene sì, nei primi anni di vita del Touring era necessario inoltrare la propria candidatura per poter far parte del club!
A inframmezzare le notizie, pagine di pubblicità. A farla da padrone, soprattutto nei numeri fino al 1901, la bicicletta – in linea con la stessa denominazione dell’associazione, che dal 1894 al 1901 è Touring Club Ciclistico Italiano per diventare a quella data Touring Club Italiano.

Ben presto, però, i contenuti aumentano e il numero complessivo delle pagine cresce. Il mensile vede, inoltre, crescere la quantità di fotografie a corredo degli articoli, in linea con l’appello ai soci – lanciato proprio sulla Rivista Mensile nel 1898 e nel 1899 – di adoperarsi attivamente per la creazione della più grande collezione fotografica d’Italia, con lo scopo di promuovere con tutti i mezzi a disposizione la scoperta del territorio italiano.
Di particolare interesse, a questo proposito, la rubrica “L’attualità nell’immagine”, dove il ruolo di protagonista è affidato proprio alla fotografia, con semplici brevi didascalie di testo a inquadrare gli argomenti volta per volta presentati.
Le informazioni sulle attività dell’associazione vengono delegate ad apposite rubriche, gli articoli veri e propri diventano sempre più divulgativi e vari nelle tematiche.

La copertina della Rivista Mensile, febbraio 1908
La rubrica "Attualità nell'immagine", Rivista Mensile, febbraio 1913

Il gusto grafico del Novecento nelle copertine e testate della Rivista Mensile
Ad impreziosire i numeri della Rivista Mensile, un apparato decorativo di copertine e testatine che incorniciano i titoli degli articoli che ci raccontano tutto il gusto grafico dell’inizio del Novecento.
Molti gli illustratori coinvolti, fra i quali spiccano Silvio Talman, Osvaldo Ballerio e Umberto Boccioni.

Rivista Mensile, marzo 1918: una copertina di Osvaldo Ballerio
Rivista Mensile, febbraio 1918: una copertina di Osvaldo Ballerio
Rivista Mensile, giugno 1919: una copertina di Silvio Talman
Rivista Mensile, agosto 1918: una copertina di Silvio Talman
Rivista Mensile, marzo 1908: una copertina di Umberto Boccioni
Rivista Mensile, gennaio 1908: una copertina di Umberto Boccioni

Il 1917 e la nascita delle Vie d’Italia
Nella “Relazione del Consiglio per l’esercizio 1916” che viene messa a disposizione dei soci sul numero di aprile 1917 della Rivista Mensile, la Direzione del Touring annuncia l’imminente nascita di una nuova rivista.
“Offriremo ai spoci, fra pochissimo, in abbonamento, un supplemento mensile della Rivista, facente corpo con essa, a condizioni semplici e pratiche. Sarà una pubblicazione interessante, campo di feconde discussioni, di propaganda istruttiva ed efficace. VI troveranno presentazione le innumerevoli cose che interessano l’industria del forestiero, i miglioramenti dei trasporti terrestri, lacuali e marittimi, le semplificazioni doganali, le organizzazioni delle città termali e delle spiagge, le organizzazioni professionali, di preparazione, di difesa [..] La Rivista sarà ilustrata [..] I consoci dovranno aiutarci colla loro collaborazione preziosa cosicchè quest’organo possa divenire autorevole voce nazionale” si legge a proposito.

Fin dal primo numero, “Le Vie d’Italia” si distingue per un sapiente equilibrio fra pubblicità, grafica e contenuto editoriale vero e proprio.
La pubblicità presente nei numeri del 1917 trova posto in copertina, controcopertina e recto di entrambe: cicli e motocicli Triumph, sidecar Frera, tende da campo, Grand Hotel Isotta di Genova e servizi di navigazione verso l’America. In contropartina, nei primi numeri, ricorre il manifesto del Cordial Campari disegnato da Adolfo Hohenstein.
Anche Marcello Dudovich contribuisce alle illustrazioni con diversi contributi.
Notevoli anche le firme ingaggiate fin da subito per i contributi, da Filippo Tajani a Raffelle Giolli, Augusto Setti, Camillo Oss Mazzurana.
Esperti, professori e tecnici cui affidare l’intento della rivista, quello di spaziare nella varietà degli argomenti e di essere un periodico di divulgazione incentrato sulla propaganda turistica per gli stranieri e in primis per gli italiani.

Relazione del Consiglio per l'Esercizio 1916, Rivista Mensile, aprile 1917
Le Vie d'Italia, dicembre 1925: la pubblicità per il Cordial Campari disegnata da Adolfo Hohenstein

La partnership con l’ENIT, i primi reportage fotogiornalistici e il taglio divulgativo
Indispensabile, per rispondere allo scopo di promuovere la conoscenza dell’Italia e il turismo nella penisola, l’aspetto visivo fotografico che completa gli articoli e li rende dei veri e propri reportage fotografici. Anche l’istituzione di una partnership con l’ENIT; per cui la rivista diventa organo ufficiale dell’Ente, risponde a questo scopo.
A partire dal gennaio 1921 si moltiplica anche il numero di pagine di ogni numero, in conseguenza della fusione con la Rivista Mensile che cessa di essere pubblicata. Il successo della nuova rivista è confermato dal numero dei lettori che sottoscrivono l’abbonamento: nel 1921 sono 75.000, tre anni dopo sono 165.000.
Lo spirito di propaganda della ricostruzione post-bellica che aveva animato i primi numeri lascia progressivamente spazio al taglio divulgativo-conoscitivo delle meraviglie e curiosità italiane che sarà predominante per tutte i numeri a venire.

Vie d'Italia. gennaio 1921: il primo numero che sancisce la collaborazione con l'ENIT

Gli anni Trenta: il compromesso con la retorica fascista e il mantenimento di un’autonomo “pensiero Touring”
Alla morte di Luigi Vittorio Bertarelli, nel 1926, la direzione della rivista passa a Giovanni Bognetti, che si avvale del contributo di ben 87 collaboratori. Il successo della rivista è costante: la tiratura si mantiene nei primi anni Trenta sulle 180.000 copie, cifra equivalente alla somma nel 1931 delle tirature dei quotidiani torinesi “La Stampa” e “Stampa sera”.
Gli echi del clima bellico si riflettono nell’attenzione data alle colonie. Dal gennaio 1936, le copertine della rivista non sono più pubblicitarie e diventano pittoriche, abbandonando la grafica sperimentale fascista dei primi anni Trenta.
Fanno così la loro comparsa acquerelli, quadri e disegni, spesso commissionati appositamente. Il primo è un bozzetto del “Mercato a Belet Uen” di Giorgio Oprandi.

Vie d'Italia, gennaio 1936: le copertine non sono più pubblicitarie ma divengono pittoriche

Il clima storico di quegli anni si riflette non solo nell’attenzione dedicata alle colonie italiane, ma anche nell’interesse per l’archeologia romana. É questo un compromesso, per poter percorrere in parallelo una via di fuga alternativa all’asservimento alla retorica fascista. Questa via di fuga si realizza nell’illustrare sui numeri della rivista l’arte, i borghi, le città e il paesaggio italiano.
Graficamente, attraverso le fotografie provenienti dall’Archivio Touring. Verbalmente, attraverso i racconti, i reportage e le inchieste giornalistiche di scrittori e critici d’arte, sviando il più possibile i diktat del regime. L’apertura europeista – con una rubrica di presentazione degli artisti italiani nel mondo nel corso dei secoli dall’Austria alla Polonia, da Londra alla Russia – regala una ventata di aria fresca alle pagine del mensile.
Nel 1937 la stretta del fascismo si fa più salda: il periodico non è più la rivista del Touring Club Italiano ma della Consociazione Turistica Italiana e dal gennaio all’agosto del 1939 la rivista vede in apertura, in modo sistematico, una rubrica intitolata “Panorami autarchici”, che si affianca ad una serie di articoli sui progetti espansionistici dell’Impero e sulle colonie in area mediterranea. Ma nonostante questa stretta, il Touring continua a mantenere una sua autonomia di pensiero e fisionomia, con una serie di articoli che offrono uno sguardo inedito e non retorico fuori dall’Italia.

La seconda guerra mondiale nelle pagine delle Vie d’Italia
Durante gli anni della guerra, la rivista assume i connotati di un mensile di geo-politica, similmente all’altra rivista del Touring intitolata “Vie del Mondo”, che dal 1936 si dedica appunto ai paesi esteri. La guerra viene raccontata sulla rivista soprattutto a mezzo immagini: fotografie propagandistiche dell’Istituto Luce raccontano di carri armati, esplosioni e soldati dall’Africa alle steppe russe.
Cambia in questi anni anche la veste grafica della rivista: alle pubblicità fino a quel momento riservate alla classe media – giocattoli, caramelle, impermeabili – si sostituiscono pubblicità di smalti per la mimetizzazione dei carri armati o di pellicole Agfa che ritraggono soldati intenti a guardare istantanee della loro famiglia giunte tramite lettere.

L’altra faccia della rivista, quella che resiste al fascismo e continua nel suo percorso autonomo, è quella letteraria, con un aumento delle firme e dei disegnatori chiamati a collaborare, con sia nomi importanti – come Carlo Emilio Gadda – che firme della letteratura minore, regionale. Comincia a farsi strada, in particolare, il filone meridionalista con racconti di viaggio dal Sud Italia – che con il contributo di Corrado Alvaro apre il filone neorealista che caratterizzerà la rivista nel dopoguerra e sarà proseguito da Saverio Strati e Domenico Rea.
Dal 1937 compare anche una rubrica dedicata al turismo enogastronomico, con illustrazioni macchiettistiche e divertenti degli illustratori Angoletta, Bernardini e Gessi.

Una pubblicità dell'Agfa ai tempi della guerra, Vie d'Italia, agosto 1943
"Una comunità piemontese in Calabria", Corrado Alvaro, Vie d'Italia, aprile 1942

Il dopoguerra e l’Italia della ripresa e del boom economico
Dal 1943 al 1946 la rivista non viene data alla stampa a causa della guerra. Alla ripresa. protagonista delle pagine è una nuova generazione di fotografi capitanata da Bruno Stefani, autore di tutte le copertine dal 1946 al 1949.
La ripresa coincide con la necessità di ripensare il ruolo del turismo in Italia e di farlo in modo critico e attivo. Va in questa direzione lo spazio dato sulla rivista alla propaganda con cui il Touring si batte contro l’eccesso di pubblicità presente lungo le strade italiane.
A livello di contenuti, il taglio adottato è quello di una diffusa generalizzazione, che vada incontro ad un allargamento di pubblico. Compaiono così delle Rassegne dedicata a temi di attualità dall’arte allo sport, dalla letteratura alla moda, che si alternano ai tradizionali articoli di illustrazione paesaggistica della penisola. Molto spazio anche al cinema, con il neorealismo con cui l’Italia si è fatta conoscere in tutte le sale estere.

"Ricordi di un fotografo vagante", Bruno Stefani, Vie d'Italia, luglio 1946

Gli anni Sessanta fra boom e impegno sociale
Gli anni Sessanta vedono un aumento della concorrenza, con un turismo che diventa di massa e periodici che prontamente ne accolgono le istanze trattando di tutte le tematiche di svago in generale.
La rivista del Touring sceglie, allora, di tornare a specializzarsi. Nel 1959 scompaiono le rassegne su sport, cinema, moda..per fare spazio all’impegno sociale, che si declina in un nuovo giornalismo d’inchiesta che gli abbonati apprezzano molto, come testimoniano le lettere inviate al direttore in risposta.
Al posto delle vignette e dei disegni satirici, queste inchieste sono accompagnata dai fotoservizi che puntano i riflettori su un’Italia minore – rurale. valliva e alpestre – in abbandono. Fra i fotografi incaricati, Ferdinando Scianna, un giovanissimo Oliviero Toscani per un reportage on the road e Gianni Berengo Gardin, scoperto nel 1962 nella settima edizione di un concorso fotografico indetto sulle Vie d’Italia.
La rivista Vie d’Italia finisce la sua avventura nel 1967, lasciando il posto ad altre riviste pubblicate dal Touring.

Le due fotografie di Venezia con cui Gianni Berengo Gardin vince il 7° Concorso Fotografico del Touring, Vie d'Italia, gennaio 1962
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La copertina della Rivista Mensile, febbraio 1908
Con il contributo diRegione Lombardia