Una selezione di fotografie che racconta la Lombardia attraverso il cibo, inteso come chiave di lettura del paesaggio e delle comunità che lo abitano: non solo nutrimento, ma memoria, identità e progetto per il futuro.

Il viaggio immaginario di Luca Santese, fotografo e artista, nel nostro Archivio Fotografico. Una mostra tenutasi dal 10 al 31 gennaio 2020 a Palazzo Lombardia a Milano

Genesi di una mostra
La mostra “Immaginario” nasce da una volontà precisa: valorizzare l’Archivio Fotografico in modo inedito e con un’operazione in grado di trascendere il ruolo classico dell’archivio e di creare una cesura rispetto a più tradizionali modalità espositive.
Proprio a Cesura, collettivo di fotografi attivo dal 2008, è stata affidata la produzione di questa mostra. Luca Santese, cofondatore del collettivo, ha visionato 20.000 stampe fra le 350.000 che compongono l’Archivio Fotografico, estraendone 125 da esporre in omaggio simbolico ai 125 anni di attività del Touring Club Italiano.
Perché il titolo “Immaginario”?
Immaginario è il viaggio stesso che Luca Santese ha intrapreso all’interno dell’archivio per selezionare le 125 stampe. Una sfida che ha richiesto non solo capacità archivistica – il rispetto, cioè, del materiale in quanto documentario di momenti storici – ma soprattutto interpretativa, isolando virtualmente alcuni momenti che hanno caratterizzato il nostro immaginario collettivo e valorizzando i contenuti storici e sociali dell’Archivio TCI.
Le stampe conservate esprimono, infatti, una rappresentazione sfaccettata “di quello che è stato il nostro mondo, le nostre idee e le tradizioni, anche quelle arcaiche. Legati a questi elementi storici ci sono emozioni, idee, sentimenti, tutto ciò che caratterizza appunto il nostro immaginario”.
40 frame per 125 stampe: interazione e riattivazione delle immagini
Le 125 stampe scelte sono state composte in 39 cornici, seguendo una logica che, in nome dell’interpretazione, forza l’ordinamento dell’archivio – un ordinamento geografico e, per una sezione di stampe, tematico – accostando fra loro stampe che non hanno legami e relazioni.
Ogni cornice racchiude, quindi, al suo interno un proprio sviluppo, che interagisce con le altre cornici creando, all’interno della mostra stessa, ulteriori livelli di lettura.
La mostra: partenza
La partenza di questo viaggio immaginario di Santese nell’Archivio del TCI è estremamente concreta: è un atto d’amore per i soci, che hanno reso possibile la nascita e l’incremento dell’Archivio Fotografico rispondendo entusiasti all’appello che nel 1898 Luigi Vittorio Bertarelli, uno dei fondatori del TCI, lancia sulle pagine della rivista inviata ai soci.
L’invito è “Andate e fotografate”, per creare la più grande raccolta fotografica d’Italia.
La mostra: il viaggio come distacco, come partenza
La selezione di Santese sovverte i criteri con cui è ordinato l’Archivio Fotografico e propone nuove relazioni fra le stampe, senza che però il valore documentario delle singole stampe venga mai messo in discussione o svilito dagli accostamenti che volta per volta propone.
Queste due immagini stanno a rappresentare, ad esempio, una storia d’amore bucolica, felice e onirica. Il colombo viaggiatore è un rimando al viaggio, alla lontananza, al distacco. La contadina e il soldato raccontano di un amore dai valori solidi, onesti e semplici. Nell’immaginario di Santese, questo frame ricorda anche la canzone “Generale” di Francesco De Gregori.
La mostra: il viaggio come esplorazione
Una dimensione importante del viaggio è anche quella esplorativa.
Il viaggio è esplorazione, scoperta di mondi sotterranei o lontani, apertura di nuove strade, nuovi modi di viaggiare – come all’inizio del Novecento poteva essere una gita sulla neve.
La mostra: il viaggio nel paesaggio
Il viaggio immaginario di Luca Santese continua addentrandosi nel paesaggio.
La parete successiva racconta infatti di un paesaggio delimitato e inquadrato dall’uomo, che ne segna i confini con interventi grafici manuali – a riprova del fatto che le fotografie venivano usate dal TCI anche a scopo editoriale – o che diventa esso stesso paesaggio.
Il paesaggio può essere fortemente antropizzato e vissuto dall’uomo o lasciare invece maggiore spazio alla natura, come raccontano le ultime tre cornici che compongono questa parete.
La mostra: il viaggio nella Storia
Una cornice funge da raccordo fra il tema del Paesaggio e quello della Storia.
Nell’interpretazione di Santese, una bambina sembra chiedere alla donna a lei accanto, forse la madre, dove sia andato il padre. L’immagine accostata sembra rispondere alla domanda, suggerendo che il destino del padre sia stato quello di emigrare in cerca di un futuro migliore da garantire alla famiglia. Il tema dell’emigrazione segna, quindi, l’inizio di un viaggio che tocca alcuni dei momenti che più hanno segnato la storia italiana.
Questo immaginario prosegue, in un movimento che vuole evocare le ascese e cadute della Storia – dalla classicità a momenti storici più recenti come la prima guerra mondiale o le politiche coloniali italiane degli anni Trenta, con un accenno anche al tema del folklore e del sacro. Trovano spazio, in questa sequenza, anche quattro scatti di Luca Comerio che documentano gli effetti del terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, poi pubblicati sulla Rivista Mensile inviata ai soci TCI nel febbraio 1909.
La mostra: il viaggio nella Storia: battute finali
L’ultima parete è quella più ricca in termini di cornici.
Momenti storici ben identificabili sono lo spunto per una riflessione sulla nostra storia più recente e sul presente, portando il visitatore a interrogarsi su argomenti che possono essere letti con una prospettiva anche molto attuale.
A spezzare questa sequenza dal ritmo drammatico, le cornici posizionate lateralmente. Immagini di bellezza rarefatta e sospesa introducono un’atmosfera onirica, a suggerire un’ultima e ulteriore declinazione di questo viaggio immaginario.
La conclusione del viaggio immaginario in archivio
“Una porta misteriosa, al cui interno si trova altrettanto mistero. Un coccodrillo appeso alla sommità della porta invita ad entrare, all’interno una donna riflessa o più donne che danzano. Avventura, scoperta, mistero, viaggio”.
É con accostamenti e interpretazioni di questo genere che Santese ci conduce alla fine di questo viaggio, toccando l’ultima frontiera di questo immaginario di cui le fotografie dell’Archivio Touring sono impregnate, così denso e pieno di sfaccettature, aperto a questa e a tutte le altre possibili interpretazioni che ogni visitatore, con la propria sensibilità, potrà portare.
Una selezione di fotografie che racconta la Lombardia attraverso il cibo, inteso come chiave di lettura del paesaggio e delle comunità che lo abitano: non solo nutrimento, ma memoria, identità e progetto per il futuro.

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