Una selezione di fotografie che racconta la Lombardia attraverso il cibo, inteso come chiave di lettura del paesaggio e delle comunità che lo abitano: non solo nutrimento, ma memoria, identità e progetto per il futuro.

Un viaggio nella regione più onirica d’Italia attraverso gli scatti del fotografo di fiducia di Fellini

La scoperta fotografica del Sud Italia
Gli anni Cinquanta coincidono, in Italia, con la scoperta fotografica del Sud a opera di fotografi nazionali e stranieri, su tutti Henri Cartier Bresson e David Seymour – due dei quattro fondatori della celebre agenzia Magnum.
Nel 1951-1952 l’Inchiesta parlamentare sulla miseria si propone, infatti, di indagare la condizione delle popolazioni italiane più povere con lo scopo di razionalizzare le risorse e distribuirle in modo più equo. Le poche fotografie che accompagnano il volume che verrà prodotto riguardano proprio il Sud Italia.
È a partire da quel momento, in un’Italia che cerca di rialzarsi dalle macerie della seconda guerra mondiale, che il Sud diventa meta d’elezione per fotografi, indipendenti o al seguito di scrittori e intellettuali.
La combinazione di neorealismo fotografico – lo stile scelto dai fotografi che si recano al Sud, con fotografie spesso di denuncia o comunque dimostrative – e narrazione antropologica affidata alla penna di registi, scrittori e intellettuali, contribuisce a produrre un’immagine nuova del Sud, molto lontana dal clichè stereotipato trasmesso dagli scatti degli anni precedenti.
A dare un’immagine nuova della regione più misteriosa d’Italia, la Basilicata, sono in particolare Ernesto De Martino e Franco Pinna.
Il primo è un etnologo, che vede nella fotografia non una copia fedele della realtà ma uno strumento di indagine e critica.
Il secondo è stato fotoreporter per il PCI, sarà regista di fiducia di Federico Fellini a partire dal set di “Giulietta degli spiriti” nel 1965 e viene ingaggiato nel 1952 al seguito di De Martino in qualità di fotografo, cineoperatore, autista e factotum.
Dalla collaborazione fra i due, nasceranno alcuni fra i volumi più importanti di De Martino, come “Sud e magia”, del 1959, e “La terra del rimorso” del 1961, esito delle sue ricerche sul tarantismo. I ritratti ambientati di Pinna fanno da commento visivo agli scritti di De Martino e soprattutto contribuiscono a diffondere, per la prima volta, un’immagine diversa e meno stereotipata del Sud Italia.
Gli scatti di Pinna in Basilicata
Ad affascinare Pinna è, in particolare, il mondo della campagna – ritenuto arcaico e primigenio. I contadini vengono ritratti con un’impronta neorealista, scevra da mitizzazioni e stereotipi.
In fotografie come questa si condensa lo stile e la poetica di Pinna: la scelta di determinati soggetti dovuti all’impronta etnografica delle sue ricerche, l’inserimento in una visione etnologica-politica del Sud Italia, la preferenza per un certo tipo di “repertorio umano”, un utilizzo molto materico del bianco e nero, l’attitudine a cogliere momenti visivi sintetici e simbolici, che assumono spesso la forma di vere e proprie folgorazioni – come questa figura di prefica, “lamentatrice” pagata per piangere e disperarsi ai funerali.
Un altro meraviglioso scatto di cui conserviamo la stampa in archivio è questo.
Una didascalia manoscritta al verso racconta che il porco di Sant’Antonio era allevato dall’intera comunità di Grottole, trovando cibo e nutrimento di porta in porta. Quando veniva ucciso, i proventi dell’uccisione venivano destinati alla chiesa locale, a beneficio della comunità.
Gli scatti di Pinna nel volume del Touring “Basilicata e Calabria”
Questi scatti di Franco Pinna sono pubblicati anche sul volume “Basilicata e Calabria” edito dal Touring nel 1968 e che fa parte della collana Attraverso l’Italia, una serie di monografie dedicate alle regioni italiane.
È interessante soffermarsi sulla data di pubblicazione del volume, 1968. Gli scatti di Pinna sono databili invece al decennio precedente – al tempo delle sue “spedizioni” insieme all’antropologo Ernesto De Martino – e della cultura visiva di quel decennio sono fortemente impregnati: stile neorealista, impronta di denuncia sociale, forte impronta antropologica.
Uno sguardo diverso dalla fotografia prediletta dal Touring per l’illustrazione dei suoi volumi, più orientata ad una rappresentazione articolata del paesaggio nei suoi aspetti caratterizzanti – arte, monumenti, interazione dell’uomo nel paesaggio – e con un’impronta che non è mai di denuncia aperta e privilegia invece gli aspetti positivi della realtà, come stimolo in positivo.
Giovani di San Fele in processione verso la Badia di Santa Maria di Pierno
Queste stampe di Pinna conservate nel nostro archivio risultano quindi tanto più preziose, a testimonianza di una stagione fotografica che ha avuto luogo in un tempo e in un momento preciso e di uno sguardo al tempo stesso realista e onirico sulla realtà che rappresenta uno dei tanti, molteplici sguardi che l’archivio ci ha conservato.
Una selezione di fotografie che racconta la Lombardia attraverso il cibo, inteso come chiave di lettura del paesaggio e delle comunità che lo abitano: non solo nutrimento, ma memoria, identità e progetto per il futuro.

Una selezione di fotografie per raccontare di un’Italia agricola, con le mani e l’identità ancorate saldamente nella terra

Una selezione di cartoline che, dall’inquadratura e soggetto classici, prendono le distanze. Per mettere a fuoco altri aspetti, che talvolta vanno poco d’accordo con il concetto di “bello”

Un percorso che si conduce in Ucraina sulla scia di alcuni reportage e di un nucleo di fotografie dalla sezione Estero dell’Archivio Fotografico, fra 1900 e 1955
