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L’invenzione della vacanza. Immagini, luoghi e pratiche di un tempo nuovo

La vacanza nasce molto prima del turismo di massa. È il risultato di un lento cambiamento dello sguardo, che trasforma montagne, coste, città e campagne in paesaggi da conoscere, attraversare e ricordare, intrecciando immagini, viaggio e memoria nella costruzione dell’Italia moderna.

Due turisti al Tempio di Cerere a Paestum, 1960

Prima di diventare un’abitudine collettiva, un diritto sociale e un fenomeno economico, la vacanza è stata un’invenzione culturale. Prima ancora di trasformare le pratiche del viaggio, ha modificato il modo di percepire il tempo, lo spazio e il rapporto con il mondo circostante.

La parola deriva dal latino vacare, che richiama una condizione di disponibilità e sospensione dagli obblighi. Il significato moderno della vacanza prende forma tra Ottocento e Novecento, quando il tempo sottratto alla necessità quotidiana viene progressivamente riconosciuto come una dimensione autonoma dell’esistenza: un tempo dedicato al riposo, alla relazione e alla scoperta.

La nascita della vacanza accompagna la trasformazione della società moderna. L’industrializzazione, la nuova organizzazione del lavoro e la progressiva distinzione fra tempo produttivo e tempo libero modificano il valore attribuito alla pausa e al viaggio. Il tempo non occupato dal lavoro diventa uno spazio sociale nel quale prendono forma nuove pratiche, desideri e modalità di relazione con il mondo.

La storia della vacanza non coincide tuttavia con quella del turismo. Prima della mobilità di massa cambia il modo di guardare il mondo circostante: montagne, coste, campagne e città d’arte cessano di essere soltanto realtà geografiche e diventano paesaggi da desiderare, immaginare e attraversare.

Come ha mostrato Alain Corbin, dall’ormai classico L’invenzione del mare al più recente Terra incognita. Una breve storia dell’ignoranza, presentato dal Touring Club Italiano nella collana Arcipelago, l’attrazione esercitata da un luogo non è un dato naturale, ma il risultato di un processo storico attraverso il quale racconti, immagini e pratiche sociali trasformano uno spazio geografico in un luogo riconoscibile e desiderabile.

Guide, carte, riviste e fotografie partecipano a questo processo: non si limitano a registrare mete già conosciute, ma contribuiscono a costruire l’idea stessa della partenza, preparando lo sguardo del viaggiatore prima ancora dell’esperienza del viaggio.

Prima della vacanza. Dalla villeggiatura alla scoperta dei luoghi

 Prima della vacanza moderna esiste la villeggiatura. Tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, soggiorni climatici, stazioni alpine e località balneari introducono un nuovo rapporto con il tempo: partire significa scegliere un luogo nel quale fermarsi.

Montagna e mare acquisiscono progressivamente nuovi significati legati alla salute, alla rigenerazione e alla contemplazione del paesaggio. Il luogo di soggiorno non è più soltanto una destinazione da raggiungere, ma un ambiente nel quale vivere temporaneamente un’esperienza diversa dalla quotidianità.

Lo sviluppo delle ferrovie, delle infrastrutture e delle strutture ricettive rende accessibili aree fino ad allora percepite come lontane. Alberghi, stazioni climatiche e località di villeggiatura diventano punti di riferimento di una nuova geografia del desiderio, nella quale il paesaggio assume un valore insieme naturale, culturale e sociale.

La vacanza nasce così prima come aspirazione che come pratica diffusa. Si costruisce attraverso mete riconosciute come significative e attraverso immagini capaci di anticiparne l’esperienza, trasformando spazi lontani in luoghi immaginati.

Eleonora Duse e Giuseppe Primoli ad Atene, 1900
Ritratto familiare davanti all'Hotel Concordia a Cortina d'Ampezzo, 1930
Villeggianti al Grand Hotel Solda, 1930
Il salotto dell'Albergo Posta di Trafoi, 1930
L'Albergo Posta di Trafoi, 1930

Imparare a viaggiare. Guide, immagini e la conoscenza dei luoghi 

La diffusione della vacanza moderna è inseparabile dalla nascita di strumenti capaci di organizzare la percezione dei luoghi. Carte, guide, riviste illustrate e fotografie non accompagnano soltanto il viaggio: contribuiscono a definire ciò che merita di essere conosciuto, attraversato e ricordato.

In questo percorso il Touring Club Italiano partecipa alla costruzione di una nuova cultura geografica del Paese. La Carta d’Italia alla scala 1:250.000, pubblicata nel 1906, rappresenta uno dei primi grandi strumenti attraverso cui il territorio nazionale viene restituito in una forma sistematica e leggibile. Nel 1914 la collana delle Guide d’Italia inaugura un nuovo modello editoriale con il volume dedicato a Piemonte, Lombardia e Canton Ticino, proponendo una lettura dell’Italia fondata sulla relazione fra ambiente, storia, arte e paesaggio. Nel 1927 la pubblicazione della prima edizione dell’Atlante Internazionale amplia ulteriormente questa attività di rappresentazione geografica.

Accanto alla cartografia e alle guide, le riviste del Touring Club Italiano, dalla Rivista Mensile a Le Vie d’Italia, contribuiscono alla formazione di un repertorio visivo dell’Italia: città, montagne, coste e paesaggi rurali vengono progressivamente riconosciuti come parti di un patrimonio comune.

Il viaggio moderno nasce così anche attraverso una pratica dello sguardo. Prima ancora di raggiungere un luogo, il viaggiatore impara a riconoscerlo, collocandolo dentro una geografia fatta di immagini, racconti e conoscenze condivise.

Ritratto di gruppo al Tempio di Ercole di Agrigento, 1924
Turisti davanti al Battistero di Firenze, 1959
Due turisti al Tempio di Cerere a Paestum, 1960
Turisti in Piazza dei Miracoli a Pisa, 1960
Turisti al Colle del Pincio a Roma, 1971

Il tempo liberato. Quando la vacanza diventa un’esperienza collettiva 

Nel secondo dopoguerra la vacanza entra nella vita di un numero crescente di italiani. La crescita economica, l’introduzione delle ferie retribuite, la diffusione dell’automobile e il miglioramento delle infrastrutture modificano profondamente le possibilità di movimento e il rapporto con il tempo libero.

Il viaggio non appartiene più soltanto a gruppi sociali ristretti: diventa una pratica condivisa, legata alla famiglia, alla socialità e alla possibilità di trascorrere un periodo lontano dai ritmi ordinari della vita quotidiana.

Questo cambiamento modifica anche gli spazi dell’accoglienza. Campeggi, rifugi, pensioni e nuove strutture ricettive ridefiniscono il rapporto fra permanenza e territorio, introducendo forme di soggiorno più flessibili e accessibili. La vacanza diventa così parte di una nuova organizzazione sociale del tempo, nella quale il riposo, l’esperienza e la mobilità assumono un valore collettivo.

Il Touring Club Italiano accompagna questa fase attraverso la propria attività editoriale e documentaria, raccontando un Paese nel quale il viaggio e la permanenza fuori casa entrano progressivamente nelle abitudini di una parte sempre più ampia della popolazione.

 

Escursionisti in marcia da S. Cristina di Val Gardena verso il Sassolungo, 1927
IX Campeggio del Touring nel Gruppo di Brenta: l'accampamento, 1930
Campeggio del Touring a Canazei: una coppia durante una sosta, 1952

Abitare il tempo libero. La vacanza come rito della società italiana

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la vacanza diventa un appuntamento riconoscibile della vita quotidiana. La partenza estiva, il soggiorno fuori casa e il ritorno entrano nel ritmo annuale di molte famiglie, trasformando il tempo libero in un’esperienza programmata e condivisa.

Accanto alle località tradizionali della villeggiatura si diffondono campeggi, villaggi turistici, colonie e nuove forme di ospitalità. Cambia il significato stesso del soggiorno: non conta soltanto raggiungere una destinazione, ma vivere un tempo distinto dalla quotidianità attraverso relazioni, attività e consuetudini condivise.

È in questa dimensione ordinaria che la vacanza assume una propria identità sociale. Il soggiorno al mare, l’escursione, la vita del campeggio, le attività collettive diventano pratiche riconoscibili di un nuovo modo di abitare temporaneamente ambienti diversi.

La fotografia accompagna questo cambiamento conservando tracce di gesti, incontri e situazioni che restituiscono la quotidianità della vacanza come esperienza vissuta.

Pranzo presso l'attendamento di Poggio d'Elba, 1947
Gita in barca, 1948
Partita a carte al campeggio del Touring a Fiascherino, 1951
Giochi al Campeggio del Touring alle Isole Tremiti, 1958
Rientro a Scario da una gita in barca, 1960

Un nuovo modo di guardare il Paese. Dalla vacanza al paesaggio contemporaneo

La diffusione della vacanza nel Novecento lascia un’impronta profonda nel paesaggio italiano. La crescita della mobilità stagionale modifica l’organizzazione degli spazi e contribuisce alla ridefinizione di molte aree costiere, montane e rurali.

Alberghi, campeggi, villaggi turistici e infrastrutture di collegamento non rappresentano soltanto nuove forme di accoglienza, ma elementi attraverso i quali il paesaggio viene progressivamente ridefinito. Il paesaggio della vacanza nasce dall’incontro fra caratteristiche ambientali, dinamiche economiche e nuovi modi di vivere lo spazio.

In questo processo il Touring Club Italiano continua a svolgere un ruolo di documentazione e interpretazione attraverso il proprio patrimonio editoriale e fotografico, conservando le tracce di una lunga evoluzione del rapporto fra società e paesaggio.

L’invenzione della vacanza non coincide dunque soltanto con la conquista di un tempo separato dal lavoro, ma con una modifica più ampia del modo di percepire e abitare il Paese. Le immagini raccolte nel tempo restituiscono questa evoluzione: non soltanto mete visitate, ma forme di relazione con il paesaggio destinate a entrare nella memoria collettiva.

Villaggio del Touring alle Isole Tremiti: Cala degli Inglesi, 1959
Il villaggio del Touring a La Maddalena, 1968
Relax al villaggio di La Maddalena, 1968
Villaggio del Touring a La Maddalena: i "gusci", 1970
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Gita sul Ciane, 1924
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Veduta dal Lido dei Ciclopi, ca. 1950
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Turisti e passanti in piazza Duomo a Milano, 1950
Eleonora Duse e Giuseppe Primoli ad Atene, 1900
Con il contributo diRegione Lombardia