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Partire per conoscere. Gite, escursioni e turismo scolastico nell’Archivio Storico del Touring Club Italiano

Viaggiare non significa soltanto raggiungere una meta. Nella storia del Touring Club Italiano, la gita, l’escursione e il turismo scolastico rappresentano tre modi di costruire un rapporto con i luoghi fondato sull’esperienza diretta. Tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento, fotografie e riviste raccontano l’affermarsi di una pratica che intreccia osservazione, formazione e partecipazione, contribuendo a definire l’idea di viaggio.

Gita sul Ciane, 1924

Ogni viaggio comincia molto prima della partenza. Comincia quando un luogo cessa di essere un nome sulla carta e diventa una possibilità. Le fotografie di questo itinerario seguono questo momento originario: non celebrano l’eccezionalità della meta, ma la normalità del mettersi in cammino.

Fra la fine del XIX secolo e il secondo dopoguerra il Touring costruisce, attraverso gite sociali, escursioni e turismo scolastico, una pratica del viaggio che si distingue tanto dal semplice svago quanto dall’impresa sportiva. L’uscita collettiva diventa un modo di frequentare l’Italia con continuità, trasformando il paesaggio in esperienza e la visita in occasione di confronto. Le fotografie, insieme alle pagine della Rivista Mensile e de Le Vie d’Italia, non raccontano episodi isolati: restituiscono l’evoluzione di un’idea destinata a lasciare un segno profondo nella cultura del viaggio italiana.

Partire

Prima che esistano programmi di turismo scolastico, calendari di escursioni o rubriche dedicate al viaggio, esiste già una pratica destinata a diventare il tratto distintivo del Touring: partire insieme. Le prime gite dei soci non cercano l’eccezionalità dell’itinerario, ma la possibilità di stabilire un rapporto nuovo con lo spazio attraversato. La bicicletta, il battello, il treno non sono soltanto mezzi di trasporto; modificano la percezione delle distanze e rendono il viaggio un tempo dell’osservazione.

In queste esperienze il paesaggio non si offre mai come immagine definitiva. Si rivela per successioni, lungo il ritmo dello spostamento, nelle soste, negli attraversamenti, nei cambi di quota. Il viaggio vale quanto la meta, talvolta di più. È un modo di conoscere che nasce dal contatto diretto e che trova nella dimensione collettiva la propria forza: ciò che uno vede diventa patrimonio di tutti attraverso il racconto, le relazioni e le fotografie.

Quando, nel numero di giugno 1903, la Rivista Mensile del Touring Club Italiano dedica un intervento al turismo scolastico, quella riflessione non nasce nel vuoto. Essa riconosce, piuttosto, come l’esperienza maturata nelle gite sociali possieda un valore che va oltre la dimensione del tempo libero. L’uscita dal quotidiano non serve soltanto a visitare un luogo: educa a guardarlo.

Soci del Touring partecipanti alla gita a Trento del 1 maggio 1898
Partecipanti alla gita ciclistica Roma-Torino del 1911
Gita a Barga con Olindo Guerrini, 1914
I soci durante l'attraversata del Lago Maggiore, 1905
Il viaggio sul Po, 1923

La gita come metodo

La gita diventa presto molto più di un appuntamento associativo. È il luogo in cui il Touring mette alla prova un’idea di viaggio fondata sulla preparazione, sulla condivisione e sul tempo necessario per comprendere i luoghi. Nulla è lasciato all’improvvisazione: gli itinerari vengono studiati, i collegamenti verificati, le soste pensate come parte dell’esperienza. L’organizzazione non limita la libertà del viaggio, ma ne crea le condizioni.

Le cronache pubblicate dalla Rivista Mensile e su Le Vie d’Italia restituiscono questa attenzione con sorprendente naturalezza. Accanto alle indicazioni pratiche trovano spazio osservazioni sul paesaggio, sull’architettura, sulle attività produttive, sulle consuetudini locali. Il viaggio non viene raccontato come una sequenza di attrazioni, ma come un esercizio di familiarità con l’Italia, dove ogni tappa acquista significato in relazione a quella precedente e a quella successiva.

La gita produce anche un altro effetto, meno evidente ma decisivo. Trasforma un insieme di viaggiatori in una comunità temporanea. Si cammina, si attraversa un lago, si aspetta un treno, si condivide un pasto. Sono gesti semplici, quasi ordinari, e proprio per questo diventano il terreno sul quale prende forma un modo diverso di abitare il viaggio: non come consumo di una destinazione, ma come esperienza costruita insieme.

Da questa pratica nasce una domanda nuova. Se il viaggio può educare gli adulti a osservare con maggiore attenzione, può diventare anche uno strumento di formazione per le nuove generazioni? È una domanda che il Touring comincia a porsi già all’inizio del Novecento e che troverà risposta pochi anni più tardi.

I soci Touring di Foligno in gita alle Fonti del Clitumno, 1903
Imbarco a Laveno, 1905
Alla stazione di Domodossola, 1905
Sosta durante una gita nei boschi nei pressi di San Martino di Castrozza, 1910
Gita sul Ciane, 1924

La scuola esce dall’aula

Nel giugno del 1903 la Rivista Mensile dedica un ampio articolo al turismo scolastico. Colpisce, riletto oggi, non tanto per le proposte organizzative quanto per la concezione dell’apprendimento che vi si afferma. La visita non è considerata una ricompensa concessa agli studenti, ma una parte integrante della formazione. Alcune conoscenze, suggerisce l’autore, possono essere comprese soltanto uscendo dalla scuola.

Quando nell’agosto del 1913 la Rivista Mensile comunica l’insediamento del Comitato Nazionale del Turismo Scolastico presso la sede del Touring, quell’intuizione trova finalmente una struttura stabile. Il Touring mette a disposizione delle scuole l’esperienza accumulata in anni di gite sociali, costruendo una rete di itinerari che unisce città d’arte, paesaggi, siti archeologici, montagne, industrie e campagne. La geografia italiana entra nell’educazione non come elenco di luoghi, ma come esperienza diretta.

Le pagine de Le Vie d’Italia del dicembre 1948, dedicate al bilancio del turismo scolastico nel dopoguerra, mostrano quanto quella scelta abbia inciso nel tempo. L’interesse non è rivolto al numero delle escursioni organizzate, ma al loro significato culturale. Il viaggio viene riconosciuto come uno spazio di responsabilità, nel quale imparare a osservare significa anche imparare a rispettare ciò che si visita.

La continuità fra le prime gite dei soci e il turismo scolastico emerge proprio qui. Non cambia l’idea di fondo; cambia il pubblico. L’esperienza maturata dagli adulti diventa patrimonio delle nuove generazioni, affidando al viaggio un compito che la scuola, da sola, non avrebbe potuto assolvere.

Prime gite scolastiche, 1917-1925
Colonna di pullman sulla strada da Lonato a Desenzano, 1954
Gita ad Aci Castello, 1922
Lezione sulla meridiana nel museo di Aquileia, 1920
Studenti di alcuni licei di Milano in gita alla Certosa di Pavia, 1947

La misura del paesaggio

C’è una differenza sostanziale fra una gita e un’escursione. La prima costruisce un itinerario; la seconda costruisce un rapporto con lo spazio. Nella pratica escursionistica il paesaggio non si lascia consumare in uno sguardo d’insieme, ma si offre per gradi, costringendo il viaggiatore a misurare continuamente la distanza, il tempo e il proprio passo.

È forse qui che la cultura del viaggio elaborata dal Touring raggiunge una delle sue espressioni più mature. La montagna non viene cercata come teatro dell’impresa, né come semplice spettacolo naturale. Diventa un esercizio di attenzione. Ogni salita modifica il punto di vista; ogni attraversamento cambia la percezione delle proporzioni; ogni sosta restituisce un ordine diverso alle cose appena percorse. Il paesaggio non si contempla: si conquista lentamente con lo sguardo, prima ancora che con il cammino.

Le cronache pubblicate sulle riviste del Touring insistono raramente sull’arrivo. Preferiscono raccontare il percorso, le condizioni atmosferiche, gli incontri, le osservazioni raccolte lungo il cammino. È una scelta che rivela una precisa idea di viaggio. L’esperienza non coincide con il raggiungimento della meta, ma con la qualità del tempo trascorso ad attraversarla.

Si riconosce nell’esperienza diretta un antidoto alla superficialità dello sguardo. Il paesaggio, sembra suggerire, non appartiene a chi lo percorre più velocemente, ma a chi gli concede il tempo necessario.

Escursionisti alle pendici del Gran Paradiso, 1933
Escursionisti verso il Cevedale, 1956
Escursionisti in vista del Gran Zebrù, 1961
Escursionisti al Passo Mulaz, 1935
Escursionisti presso Punta Fradusta, 1935

Dopo il ritorno

Ogni viaggio produce un ritorno. Non sempre, però, produce una memoria.

L’esperienza promossa dal Touring continua oltre la conclusione dell’itinerario perché trova nelle fotografie, nelle relazioni dei soci e nelle pagine delle riviste una seconda forma di esistenza. Il viaggio vissuto diventa viaggio raccontato; l’osservazione individuale si trasforma in patrimonio condiviso. È questo passaggio, più ancora della singola escursione, a costruire nel tempo una cultura del viaggio.

Rilette oggi, queste fotografie non restituiscono soltanto l’immagine di un’Italia percorsa in bicicletta, a piedi, in treno o in battello. Conservano il modo in cui generazioni diverse hanno imparato a frequentare i luoghi: con curiosità, continuità e rispetto. Ogni gita, ogni escursione, ogni visita scolastica aggiunge un tassello a una geografia fatta non soltanto di mete, ma di esperienze condivise.

Le pagine della Rivista Mensile e di Le Vie d’Italia accompagnano questo lungo racconto senza limitarsi a registrarlo. Lo alimentano. Rendono circolanti idee, itinerari, metodi, suggerimenti. In questo dialogo continuo fra immagini e parole il viaggio non si conclude mai davvero: continua ogni volta che un’esperienza diventa occasione di conoscenza per qualcun altro.

È forse questa l’eredità più duratura delle gite, delle escursioni e del turismo scolastico promossi dal Touring Club Italiano. Non avere semplicemente incoraggiato a partire, ma avere insegnato che ogni viaggio può trasformarsi in un modo di guardare il mondo. E che quello sguardo, se condiviso, continua a viaggiare molto più lontano delle persone che lo hanno generato.

L'arrivo a Cremona, 1922
Soci in gita alle Isole Tremiti, 1959
Gli escursionisti a Suk el-Giuma, 1931
Gli escursionisti a Sabratha, 1931
Arrivo a Torre Novaglie, 1912
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Pattinatrice sul ghiaccio a Cortina d’Ampezzo, 1950
Soci del Touring partecipanti alla gita a Trento del 1 maggio 1898
Con il contributo diRegione Lombardia