Una selezione di fotografie che racconta la Lombardia attraverso il cibo, inteso come chiave di lettura del paesaggio e delle comunità che lo abitano: non solo nutrimento, ma memoria, identità e progetto per il futuro.

Un viaggio immaginario in Puglia con le fotografie di Gianni Berengo Gardin ed Ezio Quiresi scattate per il volume che il TCI dedica alla Puglia nel 1967 e con gli articoli via via pubblicati sulla rivista “Le Vie d’Italia”

Una regione che nel 1967 era ancora tutta da scoprire
“Sotto i Romani e al tempo delle Crociate fino al regno di Federico II, la Puglia fu il molo dell’Occidente verso la Grecia, verso Costantinopoli, verso la Terra Santa. [..] Ma dopo, e per lungo tempo, ogni attività vi pare quasi spenta; solo nel secolo XVIII, nell’estremo lembo, e il più appartato, della regione, il Salento, si assiste all’esplodere di una vigorosa energia costruttiva, con frutti così fantasiosi da occupare un posto di rilievo nel pur ricco e vasto quadro del Barocco italiano. [..] Per secoli, dunque, la Puglia è vissuta in disparte [..] e anche i rari viaggiatori che la visitarono hanno lasciato memorie scarse e superficiali. Essa fu esclusa dall’itinerario del Sud, meta prediletta dei romantici. La rivelazione dei suoi grandi monumenti romanici, del barocco leccese, dei favolosi trulli data, si può dire, da ieri. È lecito quindi affermare che la Puglia sia terra ancora per gran parte da scoprire.”.
Così Ferdinando Reggiori, allora Presidente del Touring, nella prefazione del volume della collana Attraverso l’Italia dedicato alla Puglia nel 1967.
Dalla Capitanata, a nord, all’estrema propaggine del tacco
La scoperta della Puglia, che nel volume è affidata per larga parte agli scatti realizzati su commissione da Gianni Berengo Gardin ed Ezio Quiresi, prende avvio dalla “Capitanata” a nord, per spostarsi poi sempre giù, fino all’estrema propaggine del tacco.
La Capitanata, la regione tra il Molise, il Gargano e le Murge, da sempre era stata terra di pastori e pascoli.
Il bestiame giungeva nella Capitanata dagli Appennini, sui “tratturi”
Il bestiame giungeva nella zona della Capitanata dagli Appennini, sui “tratturi”.
I tratturi erano le strade che congiungevano i pascoli sabini o abruzzesi con quelli pugliesi, destinate alla migrazione periodica del bestiame che d’autunno scendeva verso la Puglia per poi ritornare in Abruzzo col sopraggiungere dell’estate.
Racconta molto bene dei tratturi, della loro legislazione, estensione e attualità un articolo a firma di Luigi Vittorio Bertarelli, pubblicato sulla Rivista Mensile del gennaio 1908.
Dalla Capitanata, a nord, all’estrema propaggine del tacco
Presero poi il sopravvento nella regione le culture cerealicole, di cui Foggia divenne il mercato principale.
Il Gargano
Si scende, quindi, nel Gargano: quasi un’isola, che con i suoi alti dirupi interrompe le basse coste adriatiche e che racchiude al suo interno una foresta verdissima.
Il Gargano è anche meta consigliata per le vacanze dei soci del Touring.
Un articolo di Francesco Rosso pubblicato sulle Vie d’Italia nel luglio del 1967 parla di vero e proprio “boom” della zona.
Trani e le città ponte per l’Oriente
Proseguendo verso sud, questo viaggio immaginario fa sosta a Trani, la cui città vecchia è un intricato intreccio di vie simile alle calli che disegnano Venezia e città d’oriente.
È, questa, una parentela di lunga data, che risale a secoli addietro, quando Venezia fece da apripista impossessandosi delle vie del mare che fino a quel momento erano state di predominio dell’Impero Romano d’Oriente e quando i Crociati, diretti verso la Terrasanta, fecero tappa a Barletta, Trani, Molfetta, Bisceglie, Giovinazzo, Bari, Polignano e Monopoli.
È stato così che queste città affacciate sulla costa sono diventate il ricettacolo di una civiltà e di una cultura che profumava di oriente.
Bari
Anche Bari è intrisa di questa storia: la Basilica di San Nicola e il Duomo della città diventano un simbolo di appartenenza al mondo occidentale dei Normanni, in contrapposizione al persistere di alcune tracce bizantine nel resto della regione.
Le processioni del Corpus Domini che vengono immortalate nel loro incedere silenzioso per le vie di Bari e di altre città vicino ne sono una testimonianza.
La Basilica di San Nicola a Bari: un approfondimento
Nel numero di maggio delle Vie d’Italia del 1924, un articolo racconta le origini della basilica e accompagna il lettore a scoprirne le bellezze architettoniche e scultoree.
Le tradizioni popolari pugliesi: il ballo della taranta
Sulla rivista “Le Vie d’Italia”, fra numerosi approfondimenti dedicati nel corso degli anni alla regione, si trovano anche pagine che approfondiscono aspetti legati alle tradizioni popolari, una su tutte il ballo della taranta.
Non solo olive: la campagna attorno Bari
La campagna pugliese è terra fertile e i lavori agricoli sono parte importante delle attività della regione.
Campi di ulivi per la produzione dell’olio innanzitutto, ma anche vasti frutteti e vaste distese di vigneti.
Le Murge
Nell’entroterra, le Murge sono terre silenziose, delimitate dalle gravine che aprono ferite rocciose nella terra.
Così Giuliano Manzutto, autore del volume fotografico sulla Puglia del 1967, descrive in particolare le Murge dei Trulli: “un grande altopiano ondulato, di terra rossa, fitto di basse vigne, chiazzato da frequenti boschi di lecci e rigato da interminabili muretti a secco. [..] Anche se geologicamente di aspra costituzione carsica, il suo paesaggio, ha per la mitezza dei profili una pacatezza da campagna inglese, ravvivata dalle culture meridionali e dal forte cielo mediterraneo.”
A dominare questi paesaggi solitari, i trulli, diretti discendenti del tholos greco che si fanno via via più complessi come struttura: progressivamente utilizzati dagli agricoltori come abitazioni, sembrano molti chicchi di un unico grappolo d’uva.
Ostuni e il bianco accecante
Sull’altopiano delle Murge, Ostuni imita la struttura a grappolo dei trulli, con le case che sgomitano per farsi spazio nei margini della città vecchia, e splende di un bianco accecante.
Una città greca sorta per sbaglio in territorio pugliese domina gli ulivi e la campagna sottostante.
Salento, la punta estrema del tacco
Proseguendo la discesa verso Sud, il Salento è una terra disegnata dai muretti a secco, dalle chiome degli ulivi e dalle rotte trascinate dei carri.
I paesi sono lunghe vie di case a un piano, se si sbircia dalla finestra si possono vedere le donne lavorare con pazienza all’occupazione antica del telaio.
Brindisi
Sulla costa salentina, le città fanno da punto di partenza e di arrivo.
Brindisi vive innanzitutto del suo porto e degli impianti petrolchimici che, nel 1967, sono le insegne di un’Italia che allarga le reti del miracolo industriale fino a sud.
Un inserto pubblicitario si fa strada, nel volume “Puglia”, fra gli scatti in bianco e nero dei maestri della fotografia assoldati dal TCI: è una pubblicità della Valigia delle Indie, che dal 1870 al 1914, una volta alla settimana, trasportava passeggeri da Londra in India facendo tappa a Brindisi, dove il treno diventava un piroscafo che puntava direttamente a Bombay.
Da sempre città di porto e di va’ e vieni, Brindisi ancora negli anni ‘6o è un ponte, non più per un piroscafo ma per un traghetto per automobili diretto verso la Grecia.
Lecce, una città di arrivo più che di partenza
Un punto di arrivo, più che di partenza.
Così viene descritta la città nel volume fotografico del 1967, “la più meridionale della Puglia, al centro della più isolata delle sue province”, che nel trionfo barocco delle sue architetture trova una sua fisionomia inconfondibile.
È il punto di passaggio che spinge il viaggiatore nell’ultimo limbo di terra, giù giù fino a Leuca, alla fine dei confini, “de finibus terrae”.
Taranto, un ultimo giro di tacco
L’ultima tappa nella risalita del tacco e in questo viaggio in Puglia per immagini è a Taranto.
In passato una delle colonie più floride della Magna Grecia, la città che si mette in posa per Berengo Gardin e Quiresi è una delle punte del triangolo industriale pugliese, insieme a Bari e Brindisi.
Un ponte girevole segna la frattura e offre riconciliazione fra la storia della città custodita nella città vecchia e i grattacieli moderni che si aprono all’orizzonte.
Una selezione di fotografie che racconta la Lombardia attraverso il cibo, inteso come chiave di lettura del paesaggio e delle comunità che lo abitano: non solo nutrimento, ma memoria, identità e progetto per il futuro.

Una selezione di fotografie per raccontare di un’Italia agricola, con le mani e l’identità ancorate saldamente nella terra

Una selezione di cartoline che, dall’inquadratura e soggetto classici, prendono le distanze. Per mettere a fuoco altri aspetti, che talvolta vanno poco d’accordo con il concetto di “bello”

Un percorso che si conduce in Ucraina sulla scia di alcuni reportage e di un nucleo di fotografie dalla sezione Estero dell’Archivio Fotografico, fra 1900 e 1955
